Quando  decisi di visitare il Bhutan, alcuni amici, che spesso mi accompagnavano nelle mie avventure, mi chiesero dove esattamente si trovasse questo posto poiché pochi l’avevano sentito nominare. Ora, nell’era di Internet queste carenze sono state colmate e, il nome di questa “enclave”, peraltro sempre originale e poco visitata, è più conosciuto. Il Bhutan che occupa un’area di 47 mila kmq, è situato alle pendici della catena himalayana a sud del Tibet e a nord dell’India.

Il significato del suo nome è tuttora sconosciuto, tra le varie ipotesi si dice che potrebbe derivare dal sanscrito “Bhu-uttan” che significa alte terre o anche “bhota-ant” che significa la fine del Bhot che è uno dei nomi con cui s’identifica il Tibet.

I suoi abitanti ora raggiungono circa le 700 mila unità di cui, quasi centomila vivono nella capitale Thimphu. Altre città importanti sono: Paro, dove una volta all’anno si svolge un importante festival buddhista, Wangdhi Podrang, Punakha, Tongsa e qualche altra. Questo paese è governato da una monarchia costituzionale dal 2007. La lingua ufficiale è lo dzongkha, la gente chiama se stessa: drukpa e la propria patria Druk yul che significa “Terra del drago o del tuono” infatti, la tradizione vuole che, il tuono sia il ruggito del drago, simbolo che decora anche la bandiera nazionale.

Questo Regno è racchiuso tra due importanti culture: quella tibetana a nord e quella indiana a sud. Il clima è molto vario e risente fortemente sia delle differenze di quota sia dell’influsso monsonico. Le zone a sud sotto i 2000 metri godono di un clima tropicale dai 2000 ai 3500 metri il clima è temperato ed è qui che si situano le aree maggiormente coltivate. Infine, oltre questa quota, il clima è alpino.

I maggiori insediamenti umani si localizzano nelle valli meridionali bagnate dai fiumi, mentre le tribù montanare e nomadi che vivono al nord, allevano pecore e yak. Etnicamente il Bhutan è composto da tre gruppi principali. I Sharchop che vivono nelle zone orientali, gli Ngalop discendenti da popolazioni tibetane immigrate nel V secolo in quelle occidentali. Mentre le popolazioni di origine nepalese dette Lotshampa e immigrate nel XIX secolo vivono a sud. Va detto però che, le differenze etniche stanno progressivamente scomparendo a causa dei continui matrimoni interetnici e dei flussi migratori.

La religione di Stato è quella del buddhismo mahayana tibetano che ha giocato un ruolo fondamentale nella storia e nello sviluppo sociale del Paese. Tuttora, il clero buddhista ha un grande peso all’interno della società butanese. Basti pensare che, sino a pochi decenni fa, la cultura e l’istruzione era possibile solo nei monasteri, per cui, l’importanza dei valori religiosi ha influenzato anche l’azione politica. Tuttavia nel sud la religione dominante è l’induismo e in alcune zone limitate si professano: il   buddhismo Bon, l’animismo e lo sciamanesimo.

Oltre alla lingua ufficiale, lo dzongkha (di cui l’inglese è la seconda lingua), si parlano 19 dialetti locali e in alcuni distretti meridionali il nepalese.

Un viaggio in questa terra felice è un toccasana per chiunque ami vivere in pace col prossimo e con la natura circostante. Descrivere le meraviglie panoramiche di questi Dzong (monasteri fortezza) che spiccano sulle pendici di profonde vallate nelle quali, fiumi dalle limpide acque scorrono tra il verde dei campi è pressoché impossibile. La gente quasi sempre sorridente e vestita “obbligatoriamente” (solo alcuni a seconda del lavoro che svolgono hanno il permesso di vestire all’occidentale) con costumi locali, rende un viaggio in queste valli maestose qualcosa di sovrannaturale per come siamo abituati noi occidentali. Non occorre essere buddhisti per avvertire nell’aria stessa un senso di mistico amore per la natura e l’umanità tutta, sentimenti che dalle nostre parti sono ormai una rarità per vecchi nostalgici. Il fasto di alcuni di questi monasteri poi, possiede qualcosa di magico.

L’attuale Re, non vive abitualmente nel lussuoso Palazzo Reale ma in un piccolo edificio in fondo alla valle dedicando gran parte del suo tempo allo studio dei classici buddhisti e, cosa per noi inconcepibile, dedicandosi intensamente a studiare come rendere felici i suoi sudditi!!!    

firma walter porzio 

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