La prima volta in visita in Ecuador, l’ultimo che mi mancava per completare le mie “esplorazioni” nel continente Americano. La meta ha risposto a quasi tutto ciò che mi aspettavo. L’Ecuador è un paese in via di sviluppo, di estrazione rurale, che possiede, come ricchezza principale, il petrolio situato nella parte amazzonica, purtroppo molto ridotta dopo la guerra persa contro il Perù. Ad ogni modo l’impressione generale è che pur trovandosi in un Paese socialmente povero (non ha nemmeno una valuta locale, la moneta corrente è il dollaro americano) la vita scorre tranquilla, senza la violenza che contraddistingue molte delle metropoli centro e sud-americane. Qui la storia non ha lasciato vestigia importanti, gli Incas, vi hanno soggiornato per una sessantina d’anni e a Ingapirca si possono vedere alcune rovine, certo non paragonabili a quelle del Perù.  I “conquistadores” invece, cercavano l’oro del Perù, non i pomodori ecuadoriani che crescono sulle piante. Per cui, anche ciò che rimane dell’epoca“coloniale” è poca cosa. Belle e interessanti sono: la capitale Quito, la città di Cuenca e parzialmente la città più grande, Guayaquil che possiede una piacevole passeggiata lungo il fiume Guaya (il Malecon) e quel che rimane dell’antico borgo sulla collina. Per il resto, ciò che rende interessante il Paese è la natura, dappertutto rigogliosa e verdeggiante. Grandi vallate coltivate a cereali come la quinoa, il mais, e la frutta tropicale dalla banana al mango alla papaia. Poi, se si ha la fortuna di avere il cielo nitido, la vista dei vulcani come il Cotopaxi (che sovrasta Quito), il Tungurahua e il Chimborazo sulle cui pendici gruppi di vigogne pascolano in libertà, costituiscono uno scenario affascinante. Belli sono pure alcuni insediamenti gesuitici trasformati ai tempi in case di latifondisti, e successivamente in ristoranti o piccoli alberghi. Qui si respira ancora l’atmosfera del tempo che fu. La “strada dei vulcani”, come viene chiamata da queste parti, è interessante soprattutto per i grandiosi panorami che offre. Curiosa la visita ad una piantagione di rose che costituiscono una importante voce commerciale per l’economia ecuadoriana. Sono bellissime per forma e colori ma non hanno nessun profumo. Molto colorato il mercato di Otavalo, un po’ monotono dato che i prodotti in vendita sono sempre gli stessi in ogni bancarella. Un discorso a parte va fatto per le Isole Galapagos, rese famose dopo che Darwin, il famoso naturalista inglese, le visitò col famoso brigantino “Beagle” e rivelò al mondo la particolarità della loro fauna stanziale e in parte endemica. Qui, le considerazioni possono essere molto disparate e a volte contrastanti. Premesso che si tratta di zona naturale protetta, visitabile solo da diecimila turisti l’anno per evitare ogni tipo di “inquinamento”alla fauna stanziale e conservare l’habitat primigenio, a volte le aspettative possono essere parzialmente deluse. Chi sbarca su questi “scogli” vulcanici emersi dall’Oceano Pacifico con la mente memore dei numerosi documentari che le hanno divulgate nel mondo, spesso prova un senso di delusione in quanto non sempre è possibile vedere tutte le specie animali che vi allignano. I naturalisti, ma in particolare gli operatori cinematografici, a volte fanno appostamenti che durano mesi per riprendere la fauna in certe stagioni e in certi atteggiamenti. La semplice passeggiata su parte delle isole seguendo sentieri  tracciati dai quali è impossibile (per regolamento!) divagare, sminuisce notevolmente il sapore dell’avventura e del “selvaggio”. D’altronde, è comprensibile che volendo preservare il più a lungo possibile questi ambienti non si possa permettere di girovagare in libertà disturbando la fauna nel suo ciclo vitale. Inoltre, come in tutte le situazioni della vita, “de gustibus non disputandum est!” per cui, chi non possiede un particolare interesse naturalistico, dopo cinque giorni di sule dai piedi rossi o azzurri, albatri in cova, fregate, iguane marine assonnate sulle rocce, otarie in relax sulle spiaggette, alcuni visitatori manifestano una certa monotonia. Anche la visita al centro di ricerca Darwin, dove si possono vedere le tartarughe che, per i soliti motivi più che comprensibili dal punto di vista scientifico, vengono tenute separate per  età, dà l’impressione di visitare uno zoo nel quale gli animali vengono nutriti sin quando sono in grado di essere rilasciati in natura. Più emotivo è visitare alcune fattorie che, in compenso della frequenza turistica (hanno aperto trattorie o piccoli bar), ospitano grosse testuggini terrestri provvedendo al loro mantenimento sui loro terreni. Conclusione: si viaggia “per conoscere” non solo per fare “confronti”,  adesso conosco anche questa parte di mondo e ciò mi rende soddisfatto dell’esperienza. Il vostro giudizio può venire influenzato parzialmente dalle mie immagini.
Buona visione!

firma walter porzio

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