Il Quebec in inverno: le grandi distese selvagge che si aprono sull’immenso territorio del Canada orientale, assumendo l’aspetto di un deserto bianco. La natura va in letargo sino all’arrivo della primavera successiva. Questo é il periodo degli amanti della motoslitta che, cavalcando i loro bolidi, percorrono in lungo e in largo i parchi naturali del Quebec. Grandi spazi, incredibili bellezze, fortissime emozioni.  Il ronzio dei Yamaha da 600 cc. delle motoslitte, rompe il magico silenzio ovattato nelle grandi pianure tra i monti Appalachi, duecento chilometri a est di Quebec City al confine con lo Stato USA del Maine. Un alce avventuratosi al margine della pista in cerca di cibo, assiste immobile al nostro passaggio. Più ci si allontana da S. Paul de Montminy, dove è la nostra base, più i boschi di aceri, abeti e betulle s’infittiscono. La sagoma scura del mio “cavallo d’acciaio” avanza sul fondo ghiacciato, come un serpente che scivoli sulle proprie spire. Alla sommità delle colline ci si ferma per ammirare il panorama e scattare qualche foto. A motori spenti il silenzio é totale, lo sguardo scruta l’orizzonte infinito. La temperatura si aggira intorno ai 10°C sotto zero e sta scendendo, ma non è ancora insopportabile. Da queste parti, nei periodi più freddi, si arriva anche a meno 40°C, in tal caso, le moto devono essere pre-riscaldate per evitare grippaggi ai motori. I tracciati dei vari percorsi sono tenuti agibili dai vari club di “motoneigist” a distanze di 40/50 km. Vi sono dei “relais” dove ci si può rifocillare o rifornirsi di carburante. Curiosi sono i tubicini di gomma che, infissi nel fusto degli alberi di acero, estraggono il succo per trasferirlo alla fabbrica dove verrà imbottigliato. Non è la prima volta che mi avventuro da queste parti. La volta precedente ho percorso un migliaio di chilometri nello spettacolare “Sagueney fiord”. Ma allora feci poca strada con la slitta trainata dai cani. Viaggiare con la motoslitta è meraviglioso ma… Condurre un “Traineaux” trainato da quelle fantastiche furie che sono i “siberian husky” è un’esperienza indescrivibile, che non si può raccontare. Perciò, stavolta, ho deciso di dedicare metà del mio tempo a scorrazzare per i boschi con questo mezzo fantasticamente primordiale.  A D’Aquaam ogni anno si svolge il campionato mondiale di corse con le slitte. Ed è lì che vado a fare le mie esperienze. Dalla scelta del “capo guida della muta”, all’attacco dei finimenti. Quando ci si avvicina ai miseri ricoveri dove i cani passano la notte incatenati al suolo, ogni animale si erge e, abbaiando, ti fa capire che vuole essere scelto per correre libero. Mi avvicino a una cuccia e quel magnifico animale si strofina alle mie gambe ringraziando di averlo scelto. Dopo qualche chilometro di corsa ci si ferma per un panino e i cani si sdraiano nella neve per raffreddarsi dal sudore. Il cuore mi batte forsennatamente sia per l’emozione sia per la mancanza di allenamento in questo sport. Di tanto in tanto s’incontrano villaggi sperduti nel nulla dove poche decine di anime vivono la loro vita solitaria. In una fattoria alcuni cavalli pascolano col fieno. Anch’essi sono abituati alle basse temperature, per cui resistono tranquillamente. Curioso è vedere come vengono nutriti i cani da slitta. Una zuppa calda e un pezzo di carne congelata che viene spezzata con una sega elettrica e posata dinanzi alle cucce. L’incanto di queste situazioni si perpetua nella mia mente anche dopo che lasciata S. Paul mi dirigo a Quebec City. Agli amanti della natura consiglio fortemente questa esperienza almeno una volta nella vita. Non ci sono parole per esprimere ciò che sento dentro di me per cui credo che che finirò qui il mio racconto. Quello di cui sono certo è che chi ci proverà, non potrà fare altro che riprovarci. Questi luoghi naturalisticamente belli nella buona stagione, in inverno diventano fiabeschi. L’importante è avere l’orecchio per sentire il fortissimo richiamo della natura selvaggia che in inverno è assolutamente irresistibile. Ma, come al solito, preferisco  lasciare spazio alle immagini che, forse, sono anche meglio di tante parole.

firma walter porzio

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